VI Domenica
del tempo ordinario (anno A)
Mt 5,17-37
“Beati voi, voi siete… ma se il sale perde, io vi dico”. In queste ultime tre domeniche abbiamo sentito il Vangelo parlare in diverse maniere: prima in terza persona nel discorso delle beatitudini nel quale il Signore si rivolge in un modo quasi impersonale ai discepoli; poi in seconda persona con la quale Gesù indicava in maniera più diretta al discepolo la presenza della vera felicità quando il cuore è abitato dalla beatitudine; infine, nel Vangelo di oggi in maniera diretta ma in forma esortativa, con il desiderio di esortare il credente alla fedeltà morale secondo la nuova legge del Vangelo.
Avversario… giudice… guardia… prigione… Chi è l’avversario? Può essere il fratello o la sorella con il quale si ha un contenzioso, una lite. In tal modo Gesù esorta a fare da pacieri, a risolvere le contese con la riconciliazione. Ma l’avversario può essere anche il peccato che abita l’uomo e che, una volta commesso, lo consegna al giudice. Ogni peccato poi porta con sé la conseguenza di chiusura che per essere vinta, oltre alla misericordia, ha bisogno del tempo di purificazione. Ed è per questo che il giudice, cioè l’amore di verità di Dio, conduce il peccatore in prigione svelando il suo peccato e purificandolo con la misericordia e la penitenza. Non uscirai di là, dice Gesù, finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo.
Il peccato. Quando l’uomo pecca non ama e, secondo san Paolo la lettera uccide mentre lo Spirito dà vita.. La liberazione è una grazia di Dio non una conquista dell’uomo e non agisce per costrizione bensì tramite una libera accoglienza.
Come per il genitore che al figlio deve dare delle regole con l’amore perché questi giunga in una condizione di pienezza, così è per Dio con l’anima e il suo popolo: attraverso la Legge li conduce al comandamento dell’amore dove la vita del credente si compie.
Senza l’amore diventiamo schiavi delle regole.
Libertà. Cosa significa essere liberi? Fare ciò che voglio liberamente? Se pensiamo così questo ci porta al male. Essere liberi significa essere liberati dal proprio egoismo e vivere da figli.
Il vostro parlare sia sii, no no, il di più viene dal maligno. Quante parole si buttano al vento nella nostra giornata che creano adulazione o che rompono la fratellanza!
L’amore usa un parlare franco e diretto. Il di più viene dal maligno che semina dubbi.
Se la vostra giustizia non supererà quella dei farisei. Occorre un di più che ci fa entrare nell’amore di Dio. L’amore di Cristo è esagerato e per noi è possibile viverlo solo nella grazia.
La giustizia degli scribi è fondata sulla regola del ridare la stessa misura dell’offesa ricevuto: occhio per occhio. Gesù ci dice che dobbiamo imparare a giudicare l’altro con l’occhio della Sua misericordia di cui noi stessi ne siamo debitori.
La mano e l’occhio. Gettalo e cavalo. Perché? La mano è l’azione, è il fare e l’occhio è come vedi l’altro. Gesù ci invita a gettare via quel qualcosa di profondo che inquina la nostra anima nel fare le cose e nel relazionarci con gli altri.
Ma io vi dico: non giurate affatto. Il giuramento è un atto divino e non può essere fatto a partire dall’uomo che non è capace di questa pienezza. Senza Dio il giuramento dell’uomo ricede su se stessi.
Nell’atto di dolore detto dopo la confessione noi non diciamo giuro ma prometto con il tuo aiuto di non offenderti mai più.
Giurare può essere anche un atto dell’orgoglio dell’uomo che presume di sé davanti alle grandi questioni della vita.